Impegno del terapista

Collaborazione reciproca
Collaborazione reciproca

Metodologia della Terapia Breve

 

1. Mettere il paziente nella condizione di sperimentare i propri sentimenti autentici il più rapidamente possibile e al massimo grado di intensità tollerabile;
2. Lavorando attivamente sulla rimozione delle difese, modulando l’ansia e ponendo una costante attenzione agli aspetti transferali;
3. Il risultato è una liberazione di ricordi, immagini, sogni, emozioni precedentemente sepolti nell’inconscio.
4. Una volta sbloccato l’inconscio, è quello di collegare il materiale dinamicamente significativo emerso nel transfert ai conflitti relativi alle figure significative del

presente e del passato del paziente.

 

Analisi Preliminare (Trial therapy)

 

Svolgere una o due sedute di terapia di prova (Trial Therapy) ognuna delle quali può durare fino a 3 ore.
Obiettivo del terapeuta è arrivare ad un unlocking dell’inconscio durante la prima seduta di terapia di prova, ovvero ad uno sblocco emotivo che permetta a paziente

e terapeuta di analizzare le forze dinamiche, fino a quel momento parzialmente o totalmente inconsce, coinvolte nel conflitto.
Valutare la finestra di tolleranza per permettere alla persona di misurare e misurarsi rispetto a movimenti psichici e vissuti traumatici o non integrati che può e che non

riesce a reggere e a digerire senza attuare ulteriori forzature.

 

Start up (Fase di avvio) / Contratto del trattamento

 

1) Selezione dei pazienti. La capacità del paziente ad impegnarsi, le caratteristiche dell’organizzazione della personalità, ritenute rilevanti per il lavoro richiesto dal

trattamento, la possibilità di dimostrare di avere il potenziale, perché s’instauri un rapporto di collaborazione con il terapista.
2) La tecnica "attiva". 
3) La definizione e ricerca di una problematica centrale o focus dinamico. con la formulazione di un’area d’intervento, definita in modo da risultare specifica e

significativa sia per il terapista sia per il paziente. 
4) L’analisi del transfert. La manifestazione dei conflitti emozionali del paziente nell’ambito della relazione terapeutica
5) Il limite di tempo prestabilito. Anche se sono abbastanza flessibili, i limiti di tempo vengono fissati all’inizio del trattamento e tutte le questioni riguardanti la

conclusione vengono affrontate continuamente nel corso del trattamento

 

Piano di lavoro e Piano di azione

 

1) Definire un programma ed attenersi alle sue tempistiche, alle sue modalità di interazione,
2) Instaurare un rapporto ed un’alleanza terapeutica con il paziente;
3) Permettere al paziente di partecipare attivamente al trattamento;
4) Riconoscere e rimediare alle difficoltà che possono sorgere nell’alleanza;
5) Stabilire il focus della cura;
6) Analizzare un’affermazione, un comportamento o una reazione emotiva del paziente e dare una valutazione della sua risposta.
7) Riconoscere il momento giusto in cui terminare il trattamento e saper gestire tale fase;
8) Identificare i tre ordini di cambiamento (aiutare il paziente a fare qualcosa di diverso, aiutarlo a modificare la sua modalità tipica in un modo che porti a nuove

situazioni ed insegnargli a cambiare le proprie modalità senza l’aiuto del terapista);
9) Identificare i cinque ambiti del funzionamento del paziente (emotivo, cognitivo, comportamentale, interpersonale e sistemico);
10) Fare uso di un’ampia gamma di tecniche, in riferimento ad ognuno di questi ambiti, per aiutare il soggetto a conseguire il cambiamento.

 

La Personalità del Professionista

 

Il saper essere Terapeuta si basa:

1. sull’apertura mentale,
2. sulla pazienza collaborativa,
3. sul lavoro su se stesso
4. sulle proprie capacità espressive e comunicative,
5. sul rispetto e sulla devozione all’altrui sofferenza, punto fondante di qualunque professione che voglia definirsi terapeutica
6. lavoro continuo sul Sé (finalità introversa): quindi il professionista troverà maggiori consapevolezze sul suo modo di essere e di funzionare di modo che potrà

prendere spunto quando si trova con l'Altro;
7. utilizzare ironia, sentirsi uno che sta servendo l'Altro, avere l'umiltà di essere uno strumento;
8. utilizzare il sentire come mappa per muoversi nel mondo dell'Altro (conoscenza estetica ovvero della sensibilità o dei marcatori somatici);
9. avere disciplina verso sé stessi: nutrire le proprie parti oscure e riconoscere l'importanza se non lo facessimo avremmo un delirio di onnipotenza e di onniscienza;
10. rispettare e sentire anche parti dell'Altro, che all'inizio ci sembarano avverse ostili o lontane dal nostro modo di pensare (diverso ordine di idee) vedi ecologia

della mente;
11. saper sostare nel problema vuol dire rimanere nelle difficoltà che la persona sta attraversando vuol dire avere rispetto e aver il tempo da dovergli dedicare

affinché trovi le sue risorse e possa ripartire nel suo viaggio;
12. aggiornarsi e confrontarsi con diversi tipi di metodologie e tecniche cercando di non creare un nuovo modello integrato ma di saper cogliere il momento (tramite

insight) per utilizzare una determinata metodologia;
13. ribadire il concetto che si lavora con la persona e non sulla persona come se fosse un oggetto di studio o un oggetto da sezionare al microscopio;
14. controllare che il propro ritmo vitale sia abbastanza fluido e che il terapeuta sia consapevole del suo ritmo corporeo e muisicale (riunificarsi alla Creatura

secondo G. Bateson e secondo gli Archetipi di Jung il ricongiungersi dell'Unità);
15. coltivare la propria spiritualità che è il motore di tutta la persona anche se la nostra mente cerca di oscurarne la sua portata;
16. curare la propria intimità anche se non è ricambiata e sincronizzata con quella degli Altri, quando anche il cliente/paziente non riconosce la sua portata e il suo

valore;
17. saper aspettare (pazientare) segni che si sono lasciati sul cammino e avere consapevolezza del proprio respiro e creare spazi sempre più ampi fra terapista e cliente;
18. dare importanza agli isomorfismi e alle differenze che si creano nel campo e quindi anche nel setting terapeutico: partire dai limiti e dai vincoli propri e del cliente

per accedere ad un mondo sempre più importante, di condivisione e di ampio respiro vitale e culturale;
19. non seguire un piano di lavoro come se fosse un formulario o un insieme di ricettario perchè cosi facendo ci si allonta sempre di più dall'essenza delle cose e

dall'anima ma allo stesso tempo avere in mente una scansione del dove si va e dell'essere sempre concreti e rispettosi del contratto che ha un preciso vincolo spaziale e temporale; gli scopi comunque vanno sempre rimessi in gioco con il paziente cliente così anche per gli spazi interpersonali ma seguendo una danza comune;
20. combinare curiosità per l'Altro, verso gli studi e per i vari approcci (essere poliedrico), seguire l'insight, il proprio modo di essere (personalità), rimanere

nell'indeterminato aiuta a capire ancora meglio la direzionalità del lavoro e della vita stessa;

21. svincolare il paziente/cliente dalla dipendenza del terapeuta quindi favorire la crescita personale e sviluppare il potenziale umano le risorse che ogni persona porta con sé utilizzando l'empowerment.
  

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