Luoghi comuni dell'"andare dallo psicologo"

 

Molte persone che si apprestano ad andare dallo psicologo sono preda di diversi rimuginamenti sui più frequenti luoghi comuni. Ecco i 4 miti dello psicologo più frequenti:
1.”Io non ho bisogno di uno psicologo. Sono abbastanza intelligente per risolvere i miei problemi da solo”. 

Tutti noi abbiamo i nostri “punti ciechi”. E l’intelligenza non ha nulla a che fare con il disagio psicologico. Un bravo psicologo non dice cosa fare o come vivere la propria vita. Piuttosto darà una prospettiva esperta esterna e consentirà di scoprire cose di se stessi in modo da poter avere un quadro più chiaro del proprio comportamento e del modo di relazionarsi con sé e con gli altri e, di conseguenza, fare scelte migliori.

2.”Si va dallo psicologo se si è pazzi”.
Non è necessario avere una diagnosi con un problema di salute mentale per “andare dallo psicologo”. La maggiorparte delle persone che seguono un percorso di sostegno psicologico cercano aiuto per le preoccupazioni di tutti i giorni: problemi relazionali, stress da lavoro o, per esempio, dubbi. Altri si rivolgono allo psicologo nei momenti difficili, come per affrontare un lutto o una separazione.

3.”Tutti gli psicologi vogliono parlare dei genitori”.
In realtà questo è uno dei miti più duri a morire (perfino tra molti colleghi di orientamento non psicodinamico!): è dagli anni’50 che, nella psicanalisi, così come nelle terapie e counselling ad orientamento psicodinamico, non si centra più il lavoro sul complesso di Edipo o Elettra, sulle colpe dei propri genitori, ecc. (eccezione fatta per i film americani quando si va al cinema).
Restare nel presente e nel disagio “qui ed ora” , con uno sguardo alla propria storia familiare, è la modalità con cui lavorano buona parte degli psicologi e psicoterapeuti.

4.”Si va dallo psicologo per “sfogarsi” . I piagnucoloni vanno dallo psicologo”.
Molti erroneamente credono che si va dallo psicologo per sfogarsi con qualcuno, come un amico, allora, perchè non andare da un amico e risparmiare tempo e denaro?
Purtroppo il lavoro che il paziente fa nel suo percorso di sostegno psicologico è molto duro e faticoso. Una lamentela fine a se stessa, con il tempo non porterebbe da nessuna parte. Il miglioramento viene proprio da uno sguardo più obiettivo su se stessi e la propria vita, e attraverso l’assumersi la responsabilità delle proprie azioni e del proprio disagio. Lo psicologo dà un aiuto concreto, ma è il paziente, alla fine, che deve fare il lavoro più duro.

 

Chi è lo psicologo?? 

 

Lo psicologo è un professionista della salute che utilizza specifici metodi e tecniche al fine di risolvere un problema presentato da un committente.
Il problema può consistere in un disagio, sintomatologie specifiche, disturbi mentali, ecc… Lo psicologo clinico utilizza la psicologia come scienza applicata alla salute ed il colloquio psicologico è la principale prestazione sanitaria.
Chi presenta un certo tipo di sintomo dovrebbe informarsi su quale psicologo o metodo siano più efficaci per il suo specifico problema.

Gli psicologi non utilizzano gli stessi metodi e soltanto pochi psicologi utilizzano le nuove metodologie di terapia psicologica.

Una moderna definizione di psicologia la connota come scienza che si occupa di studiare e intervenire su quelli che sono i processi di organizzazione di un sistema di riferimento.
La psicologia definisce i fattori biologici, quelli psicologici e i fattori sociali che caratterizzano il funzionamento di un sistema di riferimento.

L’integrazione di questi tre aspetti offre uno schema utile allo studio del sistema nella sua totalità.
Compito dello Psicologo, secondo una moderna concezione teorico-pratica, diviene quello di intervenire nei processi di organizzazione del sistema per riportarlo alla normalità e nel caso di interventi clinico sanitari di agire per ridurre i sintomi o per prevenire l’insorgere o il cronicizzarsi di un dato disturbo. I disturbi d’ansia, i problemi legati all’alimentazione, nonché varie altre difficoltà che rigurdano legami di coppia o genitoriali,ecc… possono trovare una soluzione efficiente ed efficace attraverso l’utilizzo del colloquio psicologico.

Chi è il counselor??

L'attività di counseling è svolta da un counselor, un professionista in grado di aiutare un interlocutore in problematiche personali e private. In base al bagaglio di abilità possedute, le competenze proprie all'attività di counseling possono essere presenti nell'attività di diverse figure professionali quali psicologi, medici, assistenti e operatori sociali, educatori professionali.

Essa è finalizzata a «consentire ad un individuo una visione realistica di sé e dell'ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali, con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori soggettivi», ed è inoltre «un'attività di competenza relazionale che utilizza mezzi comunicazionali per agevolare l'autoconoscenza di se stessi attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali, per migliorare il proprio stile di vita in maniera più soddisfacente e creativo».

Secondo Rollo May – uno dei padri fondatori del counseling insieme a Carl Rogers – il counselor ha il compito di «favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno [...] il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso».

La BACP (British Association for Counselling and Psychotherapy) fornisce la seguente definizione dell'attività di counseling: «Il counselor può indicare le opzioni di cui il cliente dispone e aiutarlo e seguire quella che sceglierà. Il counselor può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e trovare un punto piccolo ma cruciale da cui sia possibile originare qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il counselor [...] lo scopo fondamentale è l'autonomia del cliente: che possa fare le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere».

 



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